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3-apr-2015

A Pasquetta apre il Museo archeologico provinciale di Potenza

In occasione della festività di Pasquetta, il 6 aprile il Museo archeologico provinciale “M. Lacava” di Potenza sarà aperto al pubblico dalle ore 08.00 alle ore 14.00.
Esposizioni visitabili
La mostra documentaria "Per ben servire l’umanità languente. La complessa genesi dell’Ospedale San Carlo di Potenza attraverso i documenti d’archivio (1810-1870)", nata dalla collaborazione fra l’Archivio di Stato di Potenza e l’Azienda ospedaliera regionale San Carlo, che ripercorre la storia dei primi settanta anni di vita del nosocomio potentino, istituito con decreto del 22 ottobre 1810.
Attraverso i documenti conservati nell’Archivio di Stato di Potenza emerge, in tutta la sua immediatezza, una storia contrassegnata dal cammino faticoso di una struttura che, pur riproducendo in sé le tante contraddizioni dell’ambiente esterno (carenze strutturali, scarsa igiene, discriminazione del lavoro femminile, eccessiva rissosità fra degenti e personale, ecc.), riuscì ad acquisire le sembianze di un moderno luogo di cura.
La mostra comprende una sezione dedicata al complesso architettonico nel quale fu ospitato l’Ospedale in quei primi decenni, alle sue trasformazioni e ai numerosi adeguamenti funzionali. Una ricostruzione, questa, tanto più preziosa in quanto si riferisce ad una struttura non più esistente, con la sola eccezione dell’antica torre Guevara, non a caso divenuta il “simbolo” dell’Ospedale. La raffigurazione della torre con la vicina chiesa conventuale di S. Carlo, riprodotte in una veduta di Potenza del 1703, costituisce l’immagine-chiave che accompagna il percorso documentario.
La mostra fotografica “Nel Centenario della Grande Guerra”, iniziativa che costituisce il primo di una serie di appuntamenti, fra seminari e convegni, che occuperanno l'intero arco temporale compreso tra il 2015 e il 2018 per le celebrazioni del Centenario della Grande Guerra.

L’esposizione comprende una mostra fotografica su Padre Giuseppe Francesco Deruggiero, Tenente Cappellano barnabita, poeta delle trincee, fotoreporter e pluridecorato, e su Antonio Fiordelisi, Allievo Ufficiale durante la Prima Guerra Mondiale e Cavaliere di Vittorio Veneto, nonché i cimeli di guerra, allestiti in collaborazione con l'Associazione Combattenti e Reduci di Potenza.
La mostra documentaria "Orazioflacco.D'OC" - documenti d'archivio, libri antichi e di pregio raccontano la storia del Liceo Classico Statale di Potenza, realizzata per il 150° del "Quinto Orazio Flacco". Vi sono esposti documenti d'archivio e libri della biblioteca della scuola insieme a materiali provenienti da altri istituti culturali che ripercorrono la storia culturale del Liceo attraverso le tre sezioni: "Fare l'Italia: il primo Ottocento", "Fare gli Italiani: il secondo Ottocento", "Il primo Novecento: un impegno radicale". L’esposizione sarà visitabile fino al 30 aprile.
La mostra archeologica permanente, che illustra il percorso crono-culturale delle principali forme di popolamento della Lucania antica; per questa mostra è stato attivato il servizio di audio guide. La dimensione spaziale si riferisce agli insediamenti di Metaponto, a quelli indigeni dell’area nord-lucana occupati dalla popolazione dei Peuketiantes (Serra di Vaglio, Serra del Carpine a Cancellara, Oppido Lucano, Satriano di Lucania), dei Peuceti della zona del Materano (Montescaglioso, Garaguso), dei Dauni di Lavello, dei Lucani.La dimensione temporale include l’arco cronologico compreso tra il VII secolo a.C. E il III-II a.C. prima della romanizzazione. I reperti esposti costituiscono parte del risultato di anni di indagini e scavi sull’intero territorio, ma sono rappresentativi di stili, tendenze, tecnologie tipici di ciascuna delle entità di appartenenza. L’esposizione è organizzata secondo i seguenti criteri: collocazione topo-cronologica, tipologia e tecnologia delle classi di materiali, tipologia dei contesti di rinvenimento. Tali criteri determinano un insieme unico e sinergico che consente di percepire i reperti, non soltanto in senso diacronico, ma di coglierne anche le tipizzazioni culturali da un lato e, dall’altro, i processi storici di trasformazione socio-economica e reciproca assimilazione di modelli artistici, rituali, culturali. Di particolare interesse scientifico sono il tempietto e la dea di Garaguso, realizzati da artigiani greci, esposti alla “Mostra delle regioni e testimonianze d’Italia” a Roma in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia e a Washington. Altrettanto importante è il torso di kouros in marmo, anch’esso di fattura greca. Entrambi i manufatti costituiscono degli unica dal punto di vista tipologico e territoriale. Da segnalare,
ancora, l’armatura lucana, il fregio dei Cavalieri di Braida e tutta la produzione ceramica (vasi, terrecotte votive e architettoniche) di età arcaica, greca e lucana proveniente da contesti abitativi, sacri e funerari.
Significativa è l’esposizione del Lapidarium nel giardino interno del Museo, comprendente iscrizioni onorarie e funerarie in lingua latina relative alla Potentia romana nel periodo compreso tra l’età repubblicana e tardo-antica., che delineano un quadro insediativo più chiaro della città in questo contesto cronologico.
All’interno, lato Via Ciccotti, si può ammirare parte di una stele funeraria a edicola con iscrizione osca in caratteri greci proveniente da Anxia (Anzi). L’esemplare esposto risente dell’influenza dell’arte greca, in particolare attica, filtrata attraverso i modi espressivi italici. Le caratteristiche paleografiche la collocano al III secolo a.C. L’interpretazione dell’iscrizione, date le numerose lacune, ha fatto propendere per due ipotesi: si tratterebbe della dedica da parte di Kahas, che sarebbe anche lo scultore della stele, ad Ahere, sua moglie o amante, o, come sembra più plausibile, di una maledizione contro i profanatori della tomba, e l’iscrizione funebre vera e propria doveva continuare nella parte inferiore mancante della stele e doveva essere scritta in greco e non in lingua locale .
Ai piedi della gradinata, lato Via Ciccotti, è possibile vedere la ricostruzione dell’acquedotto di Potenza di epoca aragonese, presentata recentemente per le Giornate Europee del Patrimonio 2012. Gli elementi lapidei dell’antico acquedotto dell’Ancilla sono stati rinvenuti in circostanze casuali, come avviene spesso per gran parte dei reperti archeologici, durante lo svolgimento di lavori di opere pubbliche. Dopo una serie di annose vicende critiche, nel marzo 2012 i manufatti sono stati trasferiti nel Museo archeologico provinciale che si è fatto carico dell’intervento di pulitura e allestimento con la consulenza scientifica e la supervisione dei tecnici della Soprintendenza.