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9-dic-2017

"Viaggi fotografici"

COMUNE DI POTENZA

Museo archeologico provinciale "M. Lacava"
dal 7 dicembre 2017 fino al 5 gennaio 2018

Organizzazione: Aurelio Abbruzzese con il patrocinio della Provincia di Potenza

La fotografia è la più giovane delle arti. Arte intesa come interpretazione personale della realtà e dello
spazio circostante di chi la pratica ed a chi è rivolta. Il vantaggio della sua giovane età è indiscusso: l’utilizzo
di tecnologie ottiche e digitali all’avanguardia agevola in modo importante il lavoro dell’artista ma non
interferisce con la stesura del risultato finale, lo sviluppo e l’interscambio di sensazioni e sentimenti che
riesce a far nascere nei fruitori.
Ogni opera, ogni tavola, ogni fotografia racchiude in sé la personale esperienza dell’autore nonché una
estemporanea rappresentazione del sentimento umano nel preciso istante in cui la pellicola viene impressa
allo scatto.
Con “VIAGGI FOTOGRAFICI”, insieme di esposizioni fotografiche patrociniate dalla Provincia di
Potenza, dal Comune di Potenza, si intende cercare di mostrare diversi aspetti della fotografia, illustrati di
seguito.
La fotografia macro è da sempre fonte di fascino, o meglio, ha sempre affascinato per la sua possibilità
di immortalare e carpire ogni particolare “a scala diversa dalla umana” e per osservare realtà e cose diverse
da ciò che solitamente si è portati a vedere. I soggetti dell’esposizione “PARTICOLARI DAL MICROMONDO”
si riconducono in insetti, piante, fiori ed ingrandimenti di oggetti d’uso comune. Il mondo della fotografia
macro possiede delle potenzialità, a differenza delle altre tipologie di fotografie, ed un’intrinseca possibilità
di insegnare cose alle persone:
- La ricerca del particolare: tende a far soffermare l’attenzione di chi scatta, e di chi osserva la
fotografia, in oggetti, soggetti e situazioni cui solitamente non si darebbe la minima importanza;
- Valorizzazione della Natura: partire alla ricerca di un germoglio in primavera implica la necessità di
spostarsi visitando prati, parchi, ville e avvicinarsi al substrato e l’humus, ritrovare il contatto con la terra;
- Rispetto del piccolo: il fotografo che si muove alla ricerca di particolari non ha interesse a calpestare,
né distruggere tantomeno danneggiare i soggetti dei suoi scatti… sempre alla ricerca del soggetto perfetto.
Seguendo questi dettami si vorrebbe proporre al pubblico una serie di scatti del genere effettuati dall’artista,
nel tempo, durante diverse uscite nei pressi di Potenza e dal suo mentore nonché amico di lunga data, il
fotografo professionista Andrea Mattiacci. Le fotografie dell’esposizione sono accompagnate dall’apporto
letterario di apposite valevoli didascalie che accompagneranno e guideranno il pubblico in una fruizione
maggiormente fantasiosa ed agevole alle opere esposte.
L’esposizione collettiva “COLORE, SOLE, VITA IN BASILICATA” ha lo scopo di dare una vetrina, una
visibilità, a più persone: punti di vista diversi possono aiutare a focalizzare l’attenzione su particolari e diversi
modi di osservare. Questa esposizione è incentrata sulla nostra bellissima terra, le sue sfaccettature, i suoi
paesaggi.
“ESPRESSIONI UMANE”: Lo scopo ultimo di questa esposizione è la valorizzazione della persona.
Citando un famoso cantautore napoletano oramai non più presente, “…vulesse arrubba' senza me fa'
vede'tutt'e facce d'a ggente.“ l’Autore ha preso spunto per poter strutturare questa esposizione. Seguendo
questo spirito ha cercato di carpire e di “rubare” i volti delle persone che di volta in volta incontrava lungo la
sua esperienza.
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Volti segnati da espressioni, senzazioni e sentimenti tutti diversi l’uno dall’altro. Si tratta della fonte di
una potentissima varietà sia espressiva che di contenuti, il volto delle persone. Felicità, odio, tristezza,
attesa, ansia… non sono che una minima parte dell’infinita schiera di possibilità che gli esseri umani hanno
per potersi esprimere gli uni verso gli altri.
Il vantaggio degli “scatti rubati” è che sono in grado di carpire tutti quei sinceri momenti che non sono
modificati dalla presenza di una macchina fotografica inattesa o, in fin dei conti, anche voluta per essere
immortalati (in fondo la vanità è anch’essa una forma di espressione). L’organizzazione di questa esposizione
in un luogo di cultura è studiata appositamente per dare una costruzione la più imparziale e asettica
possibile di ciò che l’autore voleva esprimere